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Archive for the ‘Articoli scientifici’ Category

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Ecco finalmente qualche  ricerca italiana su bambini e utilizzo del computer.

La scuola digitale di Paolo Ferri: Dati della ricerca sulla Dieta mediale degli Studenti della Bicocca.

Trovo interessantissimo soprattutto questo stralcio dalla presentazione della ricerca:

” Il problema del sovraccarico cognitivo è risolto attraverso il continuo passaggio da un media a un altro, tramite uno “zapping” consapevole tra le differenti fonti di apprendimento e di comunicazione. I digital native, infatti, stanno imparando a “navigare” tra i media in maniera non lineare e creativa. Noi adulti cerchiamo sempre un “manuale” o abbiamo bisogno di strumenti per inquadrare concettualmente un oggetto di studio prima di dedicarci a esso.
I nativi no! Apprendono per esperienza e per approssimazioni successive. Non è detto che sia un dato positivo ma è un fatto. Utilizzano una logica che è più vicina a quella “abduttiva” di Perice, che non a quella induttiva/deduttiva di Galileo.”

Ecco il libro che potete trovare in libreria:

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Care mamme eccoci rientrati dalle vacanze ! A breve pubblicheremo le date dei nuovi incontri, stiamo ancora stabilendo i dettagli per la sede ma tutto promette bene

In allegato un link con un articolo sullo SVEZZAMENTO , anzi AUTOSVEZZAMENTO,

UPPA – Un pediatra per Amico.

e una foto di buona fine agosto (quando c’è una fine …c’è bisogno di qualcosa per un “buon inizio”!!!)

Paola

Alsazia, Riquewihr

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Ad un recente convegno a Firenze è saltata fuori l’intenzione, di alcune unità di crisi ospedaliere italiane per affontare l’epidemia di nuova influenza, di separare mamma e bambino dando in ospedale alla nascita latte materno spremuto ! Delirante proposta, subito criticata da molti per fortuna, anche insigni neonatologi di buon senso. La soluzione casomai sarebbe di bloccare/limitare le visite parenti!!
Con questo preambolo ecco un bel documento ACP sui termini generali della nuova influenza e delle vaccinazioni.
Centro Allattamento

Lettera aperta ai politici, ai professionisti della salute e ai mezzi di comunicazione

Quello che sappiamo per certo di questo nuovo virus influenzale
A/H1N1, è che per ora si è dimostrato meno aggressivo della comune
influenza stagionale. Diventa perciò difficile capire perché sia stato
dichiarato lo stato di pandemia,modificando addirittura i criteri della
definizione (è scomparsa ad esempio l’elevata mortalità), come spiega
Tom Jefferson della Cochrane vaccines field in un’intervista a Spiegel.
Nessuno è però in grado di dire se in futuro questo virus si
modificherà e diventerà pericoloso. Il suo comportamento, come quello
di tutti i virus, è assolutamente imprevedibile.

La bassa mortalità, ossia quanti morti rispetto ai casi, riscontrata
finora nei paesi dove l’A/H1N1 è già circolato ampiamente (dello 0,3%
in Europa e 0,4% negli USA), potrebbe essere in realtà ancora inferiore
perché facilmente diversi casi con sintomi lievi sfuggono alla
sorveglianza e alcuni decessi possono essere dovuti ad altre cause
presenti e non al solo virus.

I sintomi della nuova influenza sono assai generici (febbre, tosse,
raffreddore, dolori muscolari, malessere, vomito o diarrea) e, come
quelli dell’influenza stagionale, possono essere causati da molti altri
virus o batteri. Questo è uno dei motivi per cui il fenomeno
“influenzale” nel suo complesso, viene generalmente sovrastimato.

I vaccini contro il nuovo virus A/H1N1 sono ancora in fase di
sperimentazione. Nessuno è in grado oggi di sapere se e quanto saranno
efficaci e sicuri. Ma per diventare aggressivo il virus dovrebbe
cambiare (per mutazione? riassortimento con altri virus?), quindi i
vaccini mirati al virus attuale, potrebbero non essere utili. Sulla
sicurezza sia l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) che l’
Agenzia del farmaco europea (EMEA), fanno presente la necessità di un’
attenta sorveglianza postmarketing per rilevare eventuali effetti
collaterali che potrebbero manifestarsi con l’uso su grandi numeri,
anche perché alcuni vaccini sono allestiti con tecnologie nuove.
Abbiamo già visto durante la pandemia del 1976, diversi casi di
Guillain-Barré (una neuropatia periferica) associati alla vaccinazione
di milioni di americani contro un virus anch’esso di derivazione suina.
Chi decide di vaccinarsi, dovrebbe firmare un “consenso informato” che
illustri con precisione benefici e rischi.

Quanto al vaccino contro l’influenza stagionale, recenti studi
confermano i dubbi sulla sua efficacia sia nei bambini che negli
anziani. E sotto i 2 anni di età, è risultato del tutto inefficace. Non
si vedono quindi motivi per offrire la vaccinazione stagionale ai
bambini sani, per la quale oltre a tutto, ci dice il Center for Disease
Control europeo (ECDC), per prendere decisioni servono informazioni
basilari come l’impatto della vera influenza (numero di casi, ricoveri
e complicazioni) nelle varie età dell’infanzia. Informazioni che non
abbiamo.

Riguardo agli antivirali a cui il nuovo virus è risultato sensibile in
laboratorio – Oseltamivir (Tamiflu) e allo Zanamivir (Relenza) – non
sappiamo quanto siano efficaci “in vivo”. Per ora non abbiamo studi al
riguardo. Si sa però che entrambi sono poco efficaci verso l’influenza
stagionale e sono già state segnalate resistenze del nuovo virus all’
Oseltamivir, in alcuni paesi (Danimarca, Giappone, Cina, USA). Inoltre
non va dimenticato che gli antivirali possono dare a volte effetti
collaterali importanti. Il 18% dei bambini in età scolare del Regno
Unito a cui è stato somministrato l’Oseltamivir in occasione dell’
epidemia di A/H1N1, ha presentato sintomi neuropsichiatrici e il 40%
sintomi gastroenterici. Gli antivirali vanno quindi usati solo su
indicazione medica e solo per casi gravi o persone in cattive
condizioni di salute.

Sull’uso dei vaccini e degli antivirali, c’è chi come Ernesto Burgio
(direttore scientifico di ISDE, Medici per l’ambiente) esprime un’
ulteriore perplessità: entrambi potrebbero favorire la mutazione del
virus verso ceppi più aggressivi.
Cosa fare?

Andrà innanzi tutto mantenuta calma e lucidità, di fronte alle notizie
allarmanti diffuse quotidianamente dai mezzi di comunicazione. Se i
casi di influenza saranno più numerosi del solito o il virus dovesse
diventare aggressivo, sarà importante permettere ai medici e alle
strutture sanitarie di dedicarsi ai pazienti più gravi.

La chiusura delle scuole – con tutte le sue ricadute sociali – potrebbe
essere presa in considerazione solo se in futuro dovesse circolare un
virus altamente aggressivo (non l’attuale A/H1N1). In tal caso
andrebbero chiusi anche tutti i luoghi di ritrovo come i cinema, le
discoteche, ecc.

Potremo invece mettere in atto da subito le uniche misure che si sono
dimostrate efficaci nell’impedire la diffusione di tutti i virus
respiratori (come l’H1N1 anche se dovesse cambiare):

– lavarsi le mani spesso e accuratamente, con acqua e sapone

– ripararsi la bocca e il naso quando si tossisce o si starnutisce (e
dopo lavarsi le mani)

– evitare di toccarsi occhi, naso e bocca, facili vie di entrata dei
virus

– stare a casa quando si hanno sintomi di influenza

– evitare i luoghi affollati quando i casi di malattia sono molto
numerosi

L’uso della mascherina è risultato efficace negli ambienti di
assistenza sanitaria, mentre per altre circostanze l’efficacia non è
stata stabilita.

Luisella Grandori Responsabile Gruppo vaccinazioni ACP

Michele Gangemi Presidente ACP

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UNICEF UK Baby Friendly Initiative statement on new research into
Sudden Infant Death Syndrome and bed-sharing

Following the publication of new research on risk factors involved in Sudden Infant Death
Syndrome (SIDS) 1 and subsequent media coverage, UNICEF UK Baby Friendly Initiative has
issued the following statement.
The SWISS study, designed to investigate the factors associated with SIDS in 0-2 year-olds,
draws a clear link between increased risk of SIDS and alcohol or drug use when co-sleeping
with a baby, particularly on a sofa.

The study, examining 80 SIDS infants and two control groups, one randomly selected, one of
babies at high-risk of SIDS, showed that many of the deaths in a co-sleeping situation could
be explained by “a significant multivariable interaction between co-sleeping and recent
parental use of alcohol or drugs (31 per cent v 3 per cent random controls) and the increased
proportion of SIDS infants who had co-slept on a sofa (17 per cent v 1 per cent).” Other
significant factors included pillow use, swaddling, smoking during pregnancy, whether the
infant was preterm and whether the infant was in fair or poor health for the last sleep.

The authors conclude that “the major influences on risk were from factors amenable to
change within the infant’s sleeping environment….Parents need to be advised never to put
themselves in a situation where they might fall asleep with a young infant on a sofa. Parents
also need to be reminded that they should never co-sleep with an infant in any environment if
they have consumed alcohol or drugs.”

Much media coverage yesterday focused on the study’s statistic that 54 per cent of the
infants in the study died whilst co-sleeping, without noting whether it was in a bed or on the
sofa. In fact, the percentage of infants that died whilst sharing the parental bed was 38 per
cent, which was the same as the percentage of infants that died in the cot.

Furthermore, “the proportion of SIDS infants found co-sleeping in a bed with parents who
had drunk two units or less of alcohol and taken no drugs was no different from that of the
random control infants (18 per cent v 16 per cent). If parents who regularly smoked were
further excluded, then five of the SIDS infants (6 per cent) were found in this less risky co-
sleeping environment compared with nine of the random control infants (10 per cent).”

In their conclusion, the authors state “The safest place for an infant to sleep is in a cot beside
the parents’ bed. Based on evidence from research into SIDS it is questionable whether
advice to avoid bed sharing is generalisable and whether such a simplistic approach would do
no harm.”
UNICEF UK has noted previously that bed-sharing has several benefits, such as helping
parents to cope with babies who wake frequently to be fed or who are unsettled in the night.
Bed-sharing is also associated with an increase in breastfeeding – possibly because many
mothers find it hard to get enough rest if they do not breastfeed lying down 2. Breastfeeding
is universally recognised as one of the pillars of child health and survival with well established
evidence regarding the many health benefits to both babies and mothers. Of particular note
is a recent review of the impact of breastfeeding which identified that breastfeeding reduces
the risk of Sudden Infant Death Syndrome (SIDS) by 36 per cent in the industrialised world 3.
Strenuous efforts are now being made by the Department of Health and others to increase
the UK’s low breastfeeding rates in order to improve public health 4,5,6.
Young babies wake and feed frequently both day and night and tired parents are at risk of
falling asleep with their baby, especially during the night, whatever their intention. Therefore,
parents require full information regarding the various strategies for coping at night, along with
the benefits and risks of all approaches in order to allow informed decision making.

In an interview with UNICEF UK, Dr Peter Blair, a co-author of the SWISS study, said “We
need to remind parents that there are certain situations where you never share a bed and
balance that with sharing a bed at other times…It might be that if you demonise the parental
bed you’re still going to get tired mothers with young infants where the infant has woken up
three or four times in the night and needs feeding and the mother’s walking around thinking
they can’t take them into the bed, so they go onto the sofa and there they fall asleep. That
will and does happen. So coming out with a simplistic statement about bedsharing can do
more harm than good.”
In recognition of this, the UNICEF UK Baby Friendly Initiative has for some time been
working to assist health professionals to discuss bed-sharing with parents so that risks can
be identified and minimised, rather than attempting to promote restrictions which cannot be
applied in parents’ real worlds.

A sample bed-sharing policy has been developed for hospitals and a leaflet for parents
produced with the Foundation for the Study of Infant Deaths (FSID). Both are designed to
promote safety whilst protecting breastfeeding, by educating health professionals and
parents on the benefits, contra-indications and safety issues surrounding this practice.
UNICEF has also been urging NHS trusts to acknowledge the gap in health professional’s
knowledge and provide training on all aspects of bed-sharing, including best practice for
hospitals and how to communicate the key messages effectively to parents depending on
their needs and circumstances.

Footnotes
1. Blair PS, Sidebotham P, Evason-Coombe C, Edmonds M, Heckstall-Smith EMA, Fleming P (2009). Hazardous
cosleeping environments and risk factors amenable to change: case-control study of SIDS in south west England.
BMJ 2009;339:b3666
2. Blair PS and Ball HL (2004). The prevalence and characteristics associated with parent-infant bed-sharing in
England. Arch Dis Child 89:1106-1110
3. Ip S. et al (2007) Breastfeeding and Maternal Health Outcomes in Developed Countries. AHRQ Publication. No.
07-E007.
4. HM Government (2008) PSA Delivery Agreement 12: Improve the health and wellbeing of children and young
people.
5. Department of Health (2008) Healthy Weight, Healthy Lives A Cross Government Strategy for England. London:
The Stationery Office.
6. Department of Health (2008) Health Inequalities: Progress and Next Steps. London: The Stationary Office

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E’ uscito l’Update Medela 2009 contenente i più importanti aggiornamenti scientifici sulla nutrizione con latte materno. E’ sitribuito gratuitamente da Medela Italia in tutti gli ospedali italiani, ai congressi pediatrici e agli operatori interessati ed è richiedibile a http://www.medela.it. Tutte le foto: Paola Pask

Update 2009 nutrizione con latte materno

Update 2009 nutrizione con latte materno

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Questo articolo è stato scritto da Angela Giusti, reparto di Farmacoepidemiologia (Cnesps, Iss), ed è stralciato dal sito: http://www.epicentro.iss.it/focus/terremoti/AlimentazioneInfantile.asp
Anche nei Paesi più ricchi una situazione di emergenza può compromettere la salute dei più piccoli. Un esempio recente è stato l’uragano Katrina, negli Stati Uniti, dove molti bambini alimentati con latte artificiale non hanno potuto essere nutriti adeguatamente e hanno sofferto di malnutrizione grave o sono morti [4]. La dottoressa Mitchell, pediatra che ha vissuto in prima persona la crisi che ha seguito l’uragano, descrive in questo modo la vulnerabilità dei bambini: “Trovai una madre che nutriva il suo bimbo di 6 settimane con un biberon di acqua perché era tutto ciò che aveva” [5].

Quali sono le raccomandazioni
Le esperienze oramai numerose di gestione delle emergenze a livello internazionale hanno insegnato che ci sono alcune azioni prioritarie da intraprendere per quanto riguarda l’alimentazione infantile, azioni che salvano la vita dei più piccoli. In un documento del 2004, l’Organizzazione mondiale della sanità delinea i 10 principi-guida per l’alimentazione dei lattanti e dei bambini piccoli durante le emergenze [6]. Scarica anche la traduzione in italiano (pdf 80 kb).
Il primo principio-guida riguarda l’allattamento al seno. Tutti i bambini dovrebbero essere allattati esclusivamente al seno fino a 6 mesi di vita, soprattutto quelli che nascono in una situazione di emergenza, “facendo ogni sforzo possibile per individuare modalità alternative per allattare al seno i lattanti le cui madri biologiche non sono reperibili”. L’obiettivo dovrebbe essere “creare e sostenere un ambiente che incoraggi le poppate frequenti per i bambini fino a 2 anni di vita e oltre”. È possibile che una madre che partorisce in una situazione di emergenza sia soggetta a livelli molto alti di ansia e di stress e che per questo non si senta in grado di allattare il proprio bambino. In questi casi, le madri vanno rassicurate che non c’è alcuna ragione per cui il latte non debba essere prodotto in quantità sufficiente per il proprio bambino e che, al contrario, essere allattato al seno è per il piccolo la migliore garanzia di avere accesso al cibo in qualsiasi momento in quantità e qualità adeguata. Il mancato avvio dell’allattamento o l’interruzione prematura andrebbero evitati, soprattutto nelle situazioni in cui il rischio di irregolarità nell’accesso al cibo e di esposizione alle infezioni è aumentato.
Esistono alcune credenze diffuse anche da noi sull’allattamento in situazione di stress. Secondo una di queste, il latte “si asciuga” o “torna indietro” in seguito a uno spavento o a un’emozione forte provata dalla madre. Questa affermazione non ha fondamento scientifico e una mamma produce latte in quantità sufficiente a condizione che il bambino venga attaccato frequentemente al seno secondo la sua richiesta. Esiste però la possibilità che l’ansia e lo stress della madre interferiscano con il riflesso di eiezione del latte: come dire che il latte c’è, ma fuoriesce con fatica. Per questo, anche in condizioni difficili, è importante creare ambienti dove le mamme possano occuparsi dell’accudimento dei propri bambini senza essere gravate da altre incombenze. Accudire il proprio piccolo, avere con lui o lei il contatto stretto dell’allattamento aiuta anche la madre a produrre ormoni utili ad affrontare con maggiore determinazione la difficoltà della situazione. Va poi ricordato che una madre che allatta, anche quando non riesce ad alimentarsi in modo adeguato o soffre di moderata malnutrizione, è in grado di produrre un latte perfetto per il suo bambino. La credenza che il latte “si annacqui”, sia “leggero” e “non nutriente” è diffusa, ma non ha alcun fondamento scientifico.

Per quanto riguarda i bambini già alimentati con sostituti del latte materno al momento dell’emergenza, i latti in formula dovrebbero essere garantiti in quantità adeguata insieme agli ausili necessari per la loro preparazione come l’acqua potabile. Sono fattori determinanti per la sopravvivenza di questi bambini e sono fra le azioni prioritarie in situazione di emergenza, da gestire in modo coordinato e seguendo le specifiche raccomandazioni formulate in ambito internazionale. “La quantità, distribuzione e uso dei sostituti del latte materno nei luoghi dell’emergenza dovrebbe essere rigorosamente controllata” e la somministrazione dovrebbe avvenire con la tazzina. “L’uso di biberon, tettarelle e ciucci durante le emergenze dovrebbe essere attivamente scoraggiato”, per evitare rischi di contaminazione dovuti alla precarietà delle condizioni igieniche. I casi di diarrea e disidratazione in situazione di emergenza sono spesso aumentati, soprattutto nei bambini che non prendono latte materno e sono alimentati con il biberon.

Se ci sono madri che alimentano i bambini in modo “misto”, con latte materno e aggiunte di latte artificiale, vanno incoraggiate a recuperare l’allattamento esclusivo al seno: questo costituirebbe un vantaggio immediato per il bambino che sarebbe più protetto dalle infezioni e dal rischio di malnutrizione e ridurrebbe la necessità di attivare la complessa macchina logistica necessaria alla fornitura di latte artificiale, di acqua e di ausili per l’allattamento e la pulizia. Inoltre, la madre recupererebbe l’autonomia e il controllo completo sull’alimentazione del proprio bambino, rendendo più semplice la gestione del quotidiano. Se ci sono mamme che hanno interrotto da poco l’allattamento passando all’alimentazione artificiale, possono essere incoraggiate a ricominciare, se lo desiderano. Su come aumentare la produzione di latte e sulla tecnica del riallattamento esiste una vasta letteratura [7,8,9,10,11] ma è necessario avere personale esperto o formato ad hoc su counselling e allattamento. Non si tratta infatti di dire alla madre cosa fare o di proporle una tecnica quanto piuttosto di ascoltarla, comprendere il suo punto di vista, discutere e concordare con lei un piano per l’alimentazione del proprio bambino che la renda quanto più possibile competente, autonoma e fiduciosa nelle proprie capacità. Soprattutto in condizioni difficili come quelle legate a un’emergenza, una madre che si sente competente, indipendentemente da come sta alimentando il suo bambino, é una risorsa preziosa per tutto il gruppo di madri e per la comunità.
L’Oms continua raccomandando che le agenzie incaricate di coordinare le azioni nelle situazioni di crisi pongano attenzione particolare alle donazioni di alimenti per l’infanzia. Nessuna emergenza giustifica la distribuzione routinaria di sostituti del latte materno o di ausili per l’allattamento. L’impatto emozionale, soprattutto in presenza di catastrofi naturali, suscita il comprensibile desiderio di esprimere la propria solidarietà attraverso un contributo. Così, può accadere che in buona fede si organizzino raccolte di latte in polvere, biberon e altri sostituti del latte materno senza pensare a quali siano le reali necessità e soprattutto ai gravi rischi legati a una distribuzione incontrollata. È compito di chi coordina gli interventi organizzare un sistema di rilevazione dei bisogni dei bambini e l’offerta di supporto alle madri attraverso una rete di operatori o di volontari formati ad hoc. Le donazioni su larga scala di sostituti del latte materno dovrebbero essere rifiutate e la raccolta e distribuzione dovrebbe rispondere ai requisiti richiesti dal Codice internazionale Oms/Unicef [12] e dalla legislazione nazionale [13].

A proposito delle donazioni, la risoluzione della 47a Assemblea mondiale della sanità ricorda che “i governi e le agenzie devono agire con estrema cautela nella pianif
icazione, implementazione o supporto agli interventi in situazione di emergenza e proteggere, promuovere e sostenere l’allattamento al seno dei bambini”, vegliando affinché i sostituti del latte materno “vengano forniti esclusivamente ai bambini che lo necessitano, che la fornitura sia assicurata per tutto il tempo necessario e che non sia usata a scopo di induzione alla vendita” [14]. I prodotti coperti dal Codice dovrebbero avere un’etichettatura generica e non riportare alcun riferimento a marchi commerciali. Una volta individuato il bisogno reale di sostituti del latte materno, la fornitura deve essere assicurata in quantità adeguata e per tutto il tempo necessario, ricordando che “l’alimentazione di una minoranza di bambini con sostituti del latte materno non deve interferire con la protezione e promozione dell’allattamento al seno per la maggioranza”.

Anche per i bambini oltre i 6 mesi di vita andrebbe sempre promosso l’allattamento al seno, complementando l’alimentazione con cibi adeguati, preparati nel rispetto delle norme igieniche. Sembrano cose scontate ma soprattutto nelle prime fasi dell’emergenza, anche nei Paesi più ricchi, può accadere che manchi il cibo adeguato, l’acqua potabile, la cucina o gli strumenti necessari a preparare il pasto del bambino. Va poi ricordato che “non è possibile assicurare un’adeguata alimentazione dei lattanti e dei bambini se non viene soddisfatto il bisogno di cibo e gli altri bisogni essenziali della famiglia.”
Le persone che si prendono cura dei lattanti e dei bambini, in genere le mamme, sono le figure-chiave per il successo nella gestione dell’emergenza. Dedicare tempo a una madre, farla sentire al sicuro e capace di affrontare la situazione è la migliore garanzia che il bambino verrà accudito e nutrito in modo ottimale. Le madri stesse spesso si organizzano in gruppi per sostenersi a vicenda e occuparsi dei bambini di diverse età; il valore di queste iniziative va al di là degli obiettivi nutrizionali, promuove nelle persone atteggiamenti proattivi e aiuta a creare un clima costruttivo e collaborativo.

Chi può fare e cosa
Nelle situazioni di emergenza la comunità nazionale e internazionale non colpita si mobilita per offrire il proprio supporto. In questi casi è importante sapere cosa fare, quali azioni possono aiutare direttamente o indirettamente le popolazioni colpite e, allo stesso tempo, sapere quali azioni sono da evitare.
Gli attori-chiave sono le agenzie preposte all’azione in situazioni di emergenza. In genere esiste un’agenzia principale, istituzionale, come la Protezione Civile, che coordina le altre agenzie che possono essere internazionali e nazionali, istituzionali o non governative, associazioni di volontariato e donatori. Oltre a chi lavora direttamente a contatto con le popolazioni colpite altri attori sono chiamati a dare il proprio contributo.
I media hanno un ruolo fondamentale nella diffusione di informazioni che contribuiscano a proteggere i bambini nelle situazioni di emergenza. È importante offrire al grande pubblico strumenti per capire perché in queste situazioni sia vitale proteggere, promuovere e sostenere l’allattamento al seno e quali siano le ragioni per cui donare in modo indiscriminato latte artificiale, seppur con le migliori intenzioni, può essere dannoso [15].
Il sistema sociosanitario, con i suoi operatori appartenenti alle diverse professioni può essere chiamato a collaborare. Si tratta spesso di interventi mirati a specifici bisogni della popolazione. Nel caso dell’alimentazione infantile, pediatri, ostetriche, infermieri, psicologi, consulenti in allattamento e altri professionisti esperti o adeguatamente formati possono fornire assistenza mirata alle madri e ai caregiver di lattanti e bambini piccoli.
La comunità non coinvolta direttamente nell’emergenza si trova ad assistere, spesso impotente, alle sofferenze di chi invece ne è rimasto colpito. Il pensiero va soprattutto ai bambini e alle persone più vulnerabili e ci chiediamo quanto debba essere difficile nella disperazione del momento doversi occupare dei più piccolini e rispondere alle loro esigenze. In queste circostanze si tende a rispondere generosamente agli appelli per aiutare chi è in difficoltà. Va però verificato che le donazioni che facciamo siano veramente d’aiuto e non costituiscano, al contrario, un ulteriore rischio per la salute. Per questo, esistono specifiche linee di indirizzo internazionali alle quali i governi e le agenzie che coordinano gli interventi dovrebbero attenersi. Tramite i canali istituzionali è possibile sapere quali siano gli aiuti più urgenti, se sia meglio inviare denaro o beni di prima necessità. È bene evitare di rispondere agli appelli che, spesso in buona fede, richiedono l’acquisto di latti artificiali, tisane, alimenti per la prima infanzia, biberon e tettarelle perché questi rischiano di provocare un danno se non sono adeguatamente inseriti in un piano coordinato di aiuti e di sostegno alle mamme e alle famiglie.
Le associazioni sono una risorsa che può essere utilmente impiegata nelle situazioni di emergenza, soprattutto quelle che si occupano nello specifico di alimentazione infantile. In Italia esistono agenzie internazionali (come ad esempio l’Unicef e la Croce rossa) e associazioni scientifiche di professionisti. Esistono poi altre associazioni che si dedicano all’alimentazione infantile. Ne segnaliamo qualcuna:

* la Leche League Italia, onlus che offre sostegno da mamma a mamma durante l’allattamento
* Aicpam, associazione italiana delle consulenti professionali in allattamento materno
* Ibfan Italia, associazione italiana che fa capo all’International Baby Food Action Network, si occupa del monitoraggio dell’applicazione del Codice internazionale
* Mami, gruppo italiano che fa capo alla World Alliance for Breastfeeding Action, rete internazionale di organizzazioni
* gruppi di mamme di sostegno: ne esistono oramai tanti, composti da mamme con un vissuto personale e una specifica formazione che si offrono per il sostegno tra pari (peer counselling). Esiste un elenco (a cura del Mami) dei gruppi esistenti sul territorio nazionale, che viene costantemente aggiornato

Per chi desidera approfondire
L’Enn (Emergency Nutrition Action) ha prodotto una serie di risorse per i governi, le agenzie e quanti si trovano ad avere un ruolo decisionale o di coordinamento nelle situazioni di emergenza. Enn è parte dell’Inter-Agency Standing Committee (Iasc) Nutrition Cluster, un’unica interagenzia per il coordinamento, lo sviluppo di linee di indirizzo e di azione in cui convergono partner delle Nazioni Unite e del mondo degli interventi umanitari. Da diversi anni l’Enn coordina le attività del gruppo di lavoro sull’alimentazione infantile nelle emergenze (Ife Core Group), composto e sostenuto da diverse associazioni e istituzioni fra cui Oms, Unicef, Save the children, Unhcr e Ibfan-Gifa.
Il gruppo ha promosso lo sviluppo di una serie di risorse chiave per la gestione dell’alimentazione infantile in situazione di emergenza. Fra queste, la guida operativa che include una serie di strumenti destinati ai decisori, ai coordinatori e agli operatori di prima linea che operano in contesti di emergenza umanitaria. Segnaliamo:
* Guiding principles for feeding infants and young children during emergencies. Documento dell’Oms dal titolo “Principi guida per l’alimentazione dei lattanti e dei bambini durante le emergenze”. Leggi la traduzione sintetica dei 10 principi-guida (pdf 80 kb)
* Operational Guidance on Infant and Young Child Feeding in Emergencies, v2.1. Guida operative per i responsabili e i manager delle agenzie che operano in situazioni di emergenza
* Ibfan Code Violations Monitoring Form. Scheda di segnalazione delle violazioni del Codice internazionale di Ibfan International
* Ibfan Italia. Sito italiano dell’associa
zione Ibfan: contiene le indicazioni per il monitoraggio del Codice internazionale e scheda di segnalazione delle violazioni
* Infant Feeding in Emergencies. Module 1 (2001) Manuale di orientamento per quanti si trovano a coordinare, implementare azioni in situazione di emergenza o hanno comunque un ruolo decisionale a livello locale o regionale
* Infant Feeding in Emergencies. Module 2 (2007) Manuale per la formazione dei professionisti della salute, psicologi, volontari e altri operatori che operano in situazioni di emergenza. Offre strumenti operativi sull’alimentazione infantile, su cosa fare e come farlo. Contiene una parte sulla gestione efficace dell’allattamento al seno, sul riallattamento e sull’alimentazione dei bambini non allattati
* International Code of Marketing of Breast-milk Substitutes. Codice internazionale sulla commercializzazione dei sostituti del latte materno, elaborato ed approvato nel 1981 dall’Assemblea mondiale della sanità e sottoscritto dall’Italia. Documenti disponibili anche in italiano
* Making it Happen. Report of a regional workshop on Ife. Rapporto dell’incontro tenutosi a Bali dal 10 al 13 marzo 2008 sulle strategie di intervento a sostegno dell’alimentazione infantile in situazione di emergenza
* Media Guide on Infant and Young Child Feeding in Emergencies – English. Guida sintetica per giornalisti che si occupano di emergenze
* Model joint statement on Ife. Esempio di dichiarazione congiunta sull’alimentazione infantile in situazione di emergenza, a cura delle agenzie coinvolte negli interventi di aiuto alla popolazione
* Protecting infants in emergencies: the role of the public. Guida sintetica a uso del grande pubblico, per comprendere il proprio ruolo nella protezione e sostegno ai bambini coinvolti in situazioni di emergenza
* sito italiano della Settimana mondiale dell’allattamento 2009.

Riferimenti bibliografici
[1] World Alliance for Breastfeeding Action (WABA), http://www.worldbreastfeedingweek.org/
[2] IFE Core Group. Infant and young child feeding in emergencies. Operational guidance for emergency relief staff and programme managers. Version 2.1. February 2007
[3] Centers for Disease Control, Public health consequences of acute displacement of Iraqi citizens–March-May 1991. MMWR – Morbidity & Mortality Weekly Report, 1991. 40(26): p. 443-7.
[4] Gruich, M., Life-changing experiences of a private practicing pediatrician: perspectives from a private pediatric practice. Pediatrics, 2006. 117(5 Pt 3): p. S359-364.
[5] Lipton, E., et al., Breakdowns marked path from hurricane to anarchy, in New York Times. 2005: New York.
[6] World Health Organization. Guiding principles for feeding infants and young children during emergencies. Geneva, 2004.
[7] WHO. Helping Mothers to Breastfeed in Emergencies. WHO European Office, 1997 http://www.euro.who.int/document/e56303.pdf
[8] Relactation: Review of Experiences and Recommendations for Practice. WHO, 1998. http://www.who.int/child_adolescent_health/…
[9] ENN. Infant Feeding in Emergencies. Module 2, 2007 http://www.ennonline.net/resources/view.aspx?resid=4
[10] WHO. Breastfeeding Counselling at: A Training Course. 1993 http://www.who.int/child_adolescent_health/documents/who_cdr_93_3/en/
[11] La Leche League Italia. Allattamento al seno. Il libro delle risposte. Vol I e II. 2004 http://www.lllitalia.org
[12] WHO. International Code of Marketing of Breastmilk Substitutes. WHO, Geneva, 1981 http://www.ministerosalute.it/…
[13] http://www.ministerosalute.it/alimenti/…
[14] WHA. Infant and young child nutrition. WHA Resolution 47.5. Forty-seventh World Health Assembly. 1994 http://www.mami.org/Docs/WHO_docs/…
[15] IFE Core Group, Media Guide on Infant and Young Child Feeding in Emergencies, 2007 http://www.ennonline.net/pool/files/ife/ife-media-flyer-final(1).pdf

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